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Muscolo Trasverso! di Alessandro Zabotto

25 novembre 2017 in Mente Lavoratore, Salute e Benessere featured

La Felicità come sistema di valore per la Salute delle Organizzazioni contribuisce all’efficienza delle persone e al benessere realizzando un clima aziendale positivo.

Da tempo mi sto chiedendo quale possa essere il collegamento tra salute e organizzazione, due fattori cardine per il buon andamento della vita aziendale. Parlare di salute può essere facile, citare pensatori, leggi, filosofi e dotti in genere è quasi lo sport praticato da chi insegna. E’ bello ascoltare le persone con un bel eloquio, alcuni sono ipnotici tanto sanno raccontare ed esporre somme teorie.

Durante una dei moduli di aggiornamento della formazione obbligatoria NormoBios, la collega in aula dr.ssa Giulia Farnia  incomincia a parlare del Muscolo Trasverso: è un muscolo largo che contribuisce a formare la parete dell’addome. E’ quello posto più internamente e agisce in profondità contribuendo al sostegno anche della fascia lombo-dorsale.  In altre parole con il Trasverso ben allenato possiamo stare ben ritti in piedi.

Non mi ero reso conto dell’esistenza del Muscolo Trasverso. Mentre la collega approfondiva e insegnava il modo di attivare questo muscolo e tutti i partecipanti provavano le lunghe respirazioni addominali “ombelico fuori ombelico dentro”, sempre più grande in me lo stupore per questa scoperta. Anni di allenamenti in palestra per i famosi addominali, addominali alti, addominali bassi, a destra e sinistra. Che tartaruga poi…

Tutta illusione, estetica. Quel che conta è avere un Trasverso potente, robusto, allenato.

E quale può essere il Trasverso delle Aziende? Che cosa unisce Salute e Organizzazioni?

Molti fattori possono essere chiamati in causa, ma più di tutti ne cito uno: la motivazione. La motivazione dello stare in un’azienda, quella dell’essere e del partecipare, della coerenza, del rispetto e dell’entusiasmo. Motivazione ad essere felici.

Spesso a colloquio con i lavoratori chiedo se sono felici. “Sei felice di stare in questa azienda?”. Quale elemento, idea, pensiero o sentimento ti spingono ad alzarti la mattina per una giornata di lavoro?”.

Scontate le risposte circa la necessità della “pagnotta”, pochi, rari, quelli che osano dire sono felice di stare in azienda.

Perché privarsi di ciò che ci fa stare meglio? Siamo nati con la possibilità di scegliere i sentimenti: ho la possibilità di essere felice o di essere triste, e se non l’uno o l’altro, siamo spesso in un mare torbido e grigio mal definito e definibile dalle stesse persone.

E’ come quando si torna dalla Sardegna d’estate e si va in spiaggia a Jesolo: si tratta sempre di mare, bellissimo, ma quello sardo credo possa definirsi il mare. Riuscire a delineare la propria Sardegna all’interno dell’oceano infinito dei nostri sentimenti, sarebbe un primo passo per permettersi di essere felice. Anche al lavoro! Certo, è una possibilità concreta, reale, proprio come comprare il biglietto per raggiungere la nostra isola.

La felicità agisce proprio come il muscolo trasverso, collega fuori e dentro, ci rende equilibrati e capaci di interagire con l’ambiente in modo positivo. Il Trasverso non si vede ad occhio nudo, agisce in profondità, tutela la nostra salute strutturale agendo da cintura protettiva dall’addome al dorso-lombare. La felicità è la nostra struttura protettiva sostenendoci dagli imprevisti, dalle persone avverse, dal caso.

I Felici non si notano immediatamente, ma si percepiscono. Qualcosa in noi ci conferma equilibrio, armonia, certezza.

Può essere la Felicità l’asse di comunicazione tra Salute e Organizzazione? Sono convinto possa essere una buona possibilità, a noi lavorare con intenzione e volontà.

Per finire, Daniel Goleman afferma nel suo “Lavorare con intelligenza emotiva” i nostri sentimenti sono costantemente con noi, ma troppo raramente noi siamo con loro. Invece, di solito, acquisiamo la consapevolezza delle emozioni solo quando esse montano e traboccano. Se solo facessimo attenzione, potremmo percepirle quando sono più leggere, molto prima che assumano tale forza.

Felicità!

caffe

DOLCE AMARO DI ALESSANDRO ZABOTTO

24 maggio 2017 in Mente Lavoratore, Salute e Benessere featured

Pane burro e marmellata e un buon caffè, la tipica colazione di molte persone.

Arrivare in cucina e sentire l’odore del pane ancora caldo di cottura mattutina, il borbottio di una moka imbronciata per il duro lavoro  mentre impregna l’aria dello stimolante aroma, predispone, come si dice, a una buona giornata. E il dolce della marmellata (o del miele per i più attenti), confonde e mitiga il buon caffè bevuto –rigorosamente- amaro.

Ci si prepara per una buona giornata di lavoro, di relazioni e contatti con colleghi, clienti e fornitori.

Tutta l’armonia, l’energia del rito mattutino sarà a disposizione per affrontare la missione professionale nel mio luogo di lavoro. Bellissima scena da “Mulino Bianco” che tutti noi ci impegniamo a vivere all’interno delle nostre case. E al lavoro? Quanto dolce e amaro sono solito portare?

Di che tipo sono i comportamenti elencati sotto?

Comportamento lavorativo deviante

Comportamento immorale organizzativo

Cattivo comportamento

Comportamento contro-produttivo

Aggressione organizzativa

Comportamento antisociale

Ritorsione e Vendetta

Delinquenza e Violenza

Abuso emotivo, Mobbing e Bullismo.

Facile immaginare il possibile risultato. Bene considerare quanto ognuno di noi possa prediligere un buon amaro anche in principio di giornata.

Ma all’ interno delle aziende, nei luoghi di lavoro in genere, i nostri gusti personali c’entrano poco, anzi bene evitare comportamenti tendenti all’ ”amaro”.

L’elenco riporta solo alcuni dei principali comportamenti contro-produttivi ritrovabili nella maggioranza degli ambienti di lavoro, ovvero “azioni intenzionali, non accidentali, che danneggiano l’organizzazione pregiudicando gli interessi legittimi dell’organizzazione stessa” (Martinenko, Gundlach, Douglas, 2002).

I comportamenti contro-controproduttivi minacciano il benessere dell’organizzazione e di tutti i suoi membri.

È importante sottolineare nella definizione di tali comportamenti il fattore dell’intenzionalità: quanto cioè non sia il danno in sé ad essere rilevante, quanto la consapevole elusione di norme e procedure organizzative e sociali. Caso tipico un lavoratore che sceglie di non leggere o di non attenersi ad una procedura organizzativa condivisa e, in conseguenza di ciò, ne derivi un danno materiale.

Rientrano qui anche i comportamenti negativi messi in atto in genere in risposta ad una possibile ingiustizia organizzativa con lo scopo di punirne il responsabile. Anche qui notiamo l’elemento intenzionale nella produzione di un danno finalizzato al bilanciamento dell’equità, quanto meno il linea teorica. Una serie di atti negativi identificabili in attivi, come l’aggressione e il furto, oppure passivi, quali il non attenersi di proposito a istruzioni o il consapevole svolgimento del proprio lavoro in modo approssimativo. Non dimentichiamoci inoltre delle buona vecchia pratica di fare e diffondere commenti maligni, ignorare un membro dell’organizzazione o svalutarne le abilità, quali ulteriori atti altamente nocivi.

Esiste una modalità per ridurre il rischio dei comportamenti contro-produttivi, modalità rientrante nei cosiddetti Modelli di Gestione. L’azienda che decide di organizzare un Modello di Gestione investendo tempo e risorse economiche, decide in primo luogo di rivedere i principi organizzativi e, di conseguenza, i comportamenti di ogni attore organizzativo.

Un regolamento aziendale, un codice disciplinare, un codice etico sono degli strumenti fondamentali per generare quella consapevolezza necessaria per abbassare il rischio di comportamenti negativi. Ricordate che i comportamenti devianti o contro-produttivi sono spesso sottili, si insinuano nelle pratiche organizzative dietro falsi sorrisi inquinando nel profondo le falde energetiche del cuore aziendale.

Avere un Modello non significa solo abbattere i costi diretti di gestione attraverso sconti sul pagamento dei premi (INAIL) o la partecipazione a bandi di vario tipo, significa avere la possibilità di modellare la morale aziendale sui principi sani.

Altro rischio importantissimo, ricorrente in molte aziende ma in genere in tutta la società di oggi, è il disimpegno morale. I meccanismi di disimpegno morale spiegano come le persone possano metter in atto comportamenti in contrasto per i propri standard morali ed etici, senza riconoscerne l’incoerenza ed eludendo sentimenti di colpa, rimorso ed imbarazzo. I dati degli studi sulle organizzazioni ha rilevato la correlazione tra il disimpegno morale e le violazioni alle norme sociali ed organizzative, alla violazione delle norme legali e morali che producono prodotti e pratiche dannosi, la violazione delle norme di sicurezza e della salute.

Dunque pensiamo a quanto “amaro” portiamo in azienda nel mio ruolo di lavoratore, responsabile o imprenditore. Per tutte queste categorie, preparare l’azienda all’adozione di Modelli gestionali ben strutturati, permette, per quanto possibile, maggiori dosaggi di tutti gli elementi “dolci” delle nostre organizzazioni come la chiara definizione dei ruoli, la capacità comunicative, i tempi di relazione, i regolamenti e le procedure, l’ascolto degli altri.

Buona colazione a tutti.

 

cervelletto saggitale

Aiuto una Vespa! di Alessandro Zabotto Psicologo

20 agosto 2020 in Mente Lavoratore

La respirazione resistente e la respirazione RDB, il Biofeedback per appropriarsi della completa capacità di attivazione del sistema parasimpatico per la gestione delle piccole forme d’ansia.

Ieri imi sono trovato ad assistere ad una piccola emergenza.
In un periodo di fine estate, le vespe cercano riparo negli anfratti e qualche ignaro può suscitare le loro velenose rimostranze.

La ragazza corre verso la zona infermeria dell’azienda dove mi trovavo per un colloquio, sento nella voce un sopito dolore. Mi affaccio mentre le applicano una soluzione a base di ammoniaca e osservo lacrime scorrere sul volto. D’istinto la accompagno all’aperto, la faccio sedere e comincio un breve trattamento per la gestione dell’attacco d’ansia.

Respirazione, voce e focalizzazione. Combino un mix e in 5 minuti la persona si stabilizza.

Resistere ha la stessa radice di respiro, da cui respirare.

I significati delle parole suggeriscono valenze quali opporsi a un’azione (resisto) oppure provare sollievo (respiro).

Nei miei studi applicativi del biofeedback, cerco di approfondire le dinamiche dei trattamenti e sorprende quanto nella nella vita in genere, ma anche nel lavoro o nello sport, si pratichi una respirazione resistente. Anni di agonismo in competizioni nazionali e internazionali, allenamenti quotidiani, diete, sfruttando (spero) il 50% del potenziale respiratorio.

La RDB (Respirazione da Biofeedback) consente di riappropriarsi dell’interezza del ciclo vitale respiratorio. In questo momento di impegno alla scrittura, ho fatto RDB accorgendomi dell’organica resistenza, quasi che i polmoni e gli organi correlati (cuore, intestino, reni, …) si opponessero all’attivazione completa.
Per meglio dire, il cervello e i neuroni latitano lasciando aperti comodi canali cognitivi.

Praticare training RDB permette la decostruzione/costruzione di nuovi BIAS, nuovi percorsi neuronali in continua attivazione per dare salute all’organo cervello.

Nei focus RDB di gruppo, spesso mi viene fatta la domanda: il mio smart watch ha un’up per il BFB, lo posso fare da solo? Se ti devi preparare per una importante competizione, rispondo, ti scarichi un’app o provi a rivolgerti ad un personal? Tempo, impegno e volontà ti diranno quando potrai andare con le tue gambe diventando “maestro” di te stesso.

Le emergenze possono essere di vari livelli, non solo grandi eventi o punture d’insetto, soprattutto la nostra incapacità nel riconoscerne i precursori alimenta “l’emergenza delle emergenze”. Un’incomprensione tra colleghi o in famiglia, un presunto sgarro alla guida, un mancato appuntamento e mille altri momenti di vita, sollecitano in continuo le attivazioni RDB quasi a dire “ricordati di respirare”.

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EMOZIONI PAURA E CERVELLO: QB di Alessandro Zabotto

Si fa un gran parlare delle emozioni, guru aziendali e predicatori di saggezza favellano emozioni spolverandole di scienza come nelle ricette: QB.

Non basta. o meglio basta quale semina di zizzania mediatica, inzuppando le sinapsi degli astanti di un brodo torpido affatto nutriente. Le neuroscienze avanzano e le conoscenze sul funzionamento del cervello sono frutto di duro lavoro di team multi disciplinari attraverso tecnologie complesse: ogni notizia pubblicata e diffusa è l’estratto di ricerche e fatica.

Mi chiedo quanto possa essere utile parlare della viralità della paura ai tempi del Covid, giustificando una naturale predisposizione del cervello rettiliano. Come dire è normale se hai paura. E’ paura se ritrai la mano di fronte al saluto di una persona?

Credo sia opportuno parlare di conoscenza e coscienza di fronte al generasi di emozioni, certo intrinseche al nostro essere biologico e psicologico. Riconoscere e decodificare il sentito emotivo per tradurlo in conoscenze: se mi porgi la mano, perché lo fai in tempo di Covid? Riconosco nell’altro la sua emozione? Provo a decodificarla in comportamento congruente?

Porgo la mia mano, nutro l’aspettativa dell’altro di essere riconosciuto, confortato, amato.
Sciolgo la paura, disattivo l’amigdala e archivio nell’ipotalamo una memoria positiva. In modo sincrono la corteccia frontale, il radar in grado di codificare le possibilità ha individuato alcune soluzioni pratiche per l’utilizzo del gel.

Cervello emozioni comportamento conoscenza coscienza sono ingranaggi di un tutt’uno dinamico multiforme: approfondire durante tutta la vita permette di scoprirci quali esseri dal potenziale infinito.

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FARE ED ESSERE PER GLI ALTRI DI ALESSANDRO ZABOTTO PSICOLOGO

14 aprile 2020 in Mente Lavoratore

E’ possibile IMPARARE a FARE e ad ESSERE a disposizione degli ALTRI pur senza l’esperienza primaria dell’attaccamento sicuro?

Riporto le parole di Bowlby in merito all’attaccamento sicuro
“l’individuo ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto che il genitore (o la figura parentale) gli darà in caso di situazioni avverse o terrorizzanti. All’interno di questa sicurezza, egli si sente ardito nell’esplorare il mondo. Questo schema viene promosso da un genitore, specialmente dalla madre, che sia facilmente disponibile, sensibile ai segnali del bambino e amorosamente pronta a rispondere quando il bambino cerca da lei la protezione e/o conforto”.

I bambini con un forte senso di fiducia e di sicurezza primarie, sono meno preoccupati nel soddisfare i loro bisogni e più portati a soddisfare i bisogni altrui.

E’ possibile IMPARARE a FARE ed ESSERE a disposizione degli altri pur senza le condizioni citate da Bowlby?

Le attuali modifiche agli stili di vita ci mettono nelle condizioni di provarci.

Prendiamo al volo l’opportunità, aspettiamo OGNI prova con TENSIONE POSITIVA!

EAC

#CAMBIAREPERVIVEREMEGLIO di Alessandro Zabotto

#CAMBIAREPERVIVEREMEGLIO

“Gentili Aziende, Imprenditrici e Imprenditori,

il momento attuale impone ad ognuno la scelta di strategie e cambiamenti per le rispettive organizzazioni secondo logiche e strumenti ancora poco noti.

Nella mission di supportare le persone di tutte le nostre aziende nella direzione della Prevenzione, intendiamo offrire consulenza e sostegno a tutti i nostri partner.

E’ attivo il servizio “E’ arrivato il Coach!”, lo Psicologo del Lavoro a disposizione per domande, riflessioni ed ascolto per imprenditori e lavoratori della nostra rete di imprese.

Inoltrate una mail a info@medicinalavorosalute.it con la richiesta e i vostri dati per essere contattati.

Referente del progetto il dr. Alessandro Zabotto Psicologo del Lavoro.

Servizio gratuito a disposizione delle aziende clienti  all’interno della Consulenza Continua. Informazioni e particolari del servizio saranno esplicitati durante il primo contatto.

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SNEAKERS ROSSE E ATTEGGIAMENTO POSITIVO! di Alessandro Zabotto Psicologo

6 marzo 2020 in Mente Lavoratore

IL PIACERE DELL’ATTEGGIAMENTO POSITIVO QUALE STILE PERSONALE FA SBOCCIARE EMOZIONI E SENTIMENTI CONFORTANTI, DALLA SORPRESA ALLA GIOIA PER TRASFORMARE LA QUALITA’ DELLE NOSTRE RELAZIONI.

 

Molto bello il libro di Francesca Gino “Talento Ribelle” !

L’esperienza della docente alla Harvard Business School, riporta un  episodio che mi ha molto colpito.

Durante una giornata di lavoro si è presentata alla platea manager in un bel completo sartoriale, elegante e funzionale al ruolo.

Da donna, anche le scarpe erano ricercate e alla moda, abbinate al completo elegante.

La lezione della mattina scorre veloce sugli argomenti prefissati.

Essendo una studiosa degli stili comportamentali, al cambio del pomeriggio pensa bene di mettere in atto una strategia: si mette ai piedi un paio di sneakers rosse!

Dunque completo alla moda e sneakers rosse!

Che cosa avranno pensato i manager delle grandi aziende iscritti ad un corso di Harvard?

L’impressione generale della giornata da parte della docente è stata di un pomeriggio decisamente più frizzante della mattina, persone più coinvolte e un certo brio che correva tra tutti i presenti!

Quello che ho pensato è stato, ma le sneakers rosse le abbiamo anche noi?

Quando adotto veramente un comportamento positivo, scatta qualcosa nell’aria che ci accompagna e ci distingue proprio come avere ai piedi delle sneakes colorate?

Accompagnare un collega, un amico da un nostro contatto, fissare con lui un appuntamento, donargli il nostro tempo è l’esatto esempio, esempio concreto, di una positività che si propaga. Si diffonde tra i presenti destando quello stupore che arriva quando passeggiando in un pomeriggio di sole, mi sorprendo della fragranza dei fiori appena sbocciati.

Il valore dell’atteggiamento positivo permette di respirare primavera tutti i giorni!

Buona Vita.

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WITZ di Alessandro Zabotto Psicologo

13 marzo 2019 in Mente Lavoratore

Oggi ero in azienda, seconda sessione di training organizzativo.

Mi avevano avvertito che sarebbe stato presente un tipo ostico, forse uno della direzione raccontano. Annoto i fatti, li tengo a mente.

Arrivo, circa 20 minuti prima, suono, attendo qualche istante e click, porta aperta. Saluto al vuoto, cortesia dovuta.

Mi si presenta un uomo, mezza età, maglia aziendale, sguardo torvo, tendo istintivamente la mano e sorrido.

Mi accompagna in sala riunioni, inizio a prepararmi. Penso non male per ora, che sia lui??

Era proprio lui. Quel soggetto che sembrava non facesse della cortesia il suo segno distintivo.

Mi chiedono il biglietto da visita. Concordiamo un prossimo appuntamento per approfondire. Sento fiducia. Sento gratitudine e sorpresa. Mi confidano particolari strettamente personali. Sono grato e sconvolto per la gravità delle informazioni, mi sento importante e responsabile per la mia presenza con loro.

E’ quella stessa torva persona di prima?

NO.

Rifletto in auto su che cosa può essere accaduto. Rifletto e scansiono per immagini dal suono del campanello alla chiusura di quella stessa porta dopo una calorosa stretta di mano con sorriso, questa volta ricevuta oltre che data.

Witz. Il motto di spirito. Mi viene in mente questa parola da un testo di Giorgio Sacerdoti recuperato dalla libreria la sera prima. Per caso. Il motto di Spirito.

Witz, come un lampo, una saetta che muove dal cielo e squarcia la coltre oscura della notte. E’ il lampo che fugge dalla labbra a dissipare le nebbie dei colloqui. E’ la luce che permette al viaggiatore di orientarsi nella tormenta.

Usare nel nostro linguaggio l’ironia è dote di pochi, soprattutto se è sottile e potente a scardinare animi e menti arroccate in bastioni distanti. E’ quella capacità di fare luce a tratti, che si, può sorprendere e spaventare ma serve per orientare e orientarsi, per guardarsi attorno in attesa del giorno.
Freud aveva intitolato l’opera su Witz Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio. Scrive il Sacerdoti Il modo in cui parla l’inconscio è diverso dal modo che usiamo quando intendiamo attenerci alla ragione. Non si raccontano barzellette in un colloquio fra uomini di stato che trattano problemi di rapporti fra le nazioni. A meno che non torni utile, di fronte a difficoltà fra le tesi opposte che vengono sostenute, rompere il ghiaccio della pura ragione, per creare un clima nuovo e reimpostare i problemi.

E’ necessario addestrare emozioni, pensieri e linguaggio per Witzzare in modo efficace districandosi dalla insidie delle parole e le circostanze.

Eh già perché il sarcasmo è dietro l’angolo.

Quel lampo che illumina il sentiero dei rapporti umani e che va oltre il linguaggio sensibile, dirompe brucia e devasta fino alla morte se usato con imperizia. E’ una saetta di fuoco che provoca incendi che avviluppano intere foreste rendendole cenere.

Attenzione quindi a questa potentissima arma, addestratevi, siate abilitati all’uso del WITZ,

E se qualche persona o situazione che pensavate ostile e difficile vi sorride con calore forse, dico forse, è intervenuto lo Spirito.

fondente

Salute Amore e Psicologia di Alessandro Zabotto Psicologo

4 marzo 2019 in Mente Lavoratore

Excellence.

Limone con un tocco di zenzero.

Fondente.

Già assaporo l’intensità del gusto, il magico contrasto tra elementi che sublima in bocca!

Presa.

Il primo boccone l’ho fatto in auto, subito dopo il supermercato, un solo boccone, senza esagerare, comunque è fondente, penso, so che produce benefici al metabolismo, e poi aumenta il buon umore!

Decido di conservarla in auto, tra un impegno e un altro un po’ di sana dolcezza fa bene.

E così morso dopo morso, viaggio dopo viaggio, la mia tavoletta di eccellenza sta per finire.

E proprio mentre attendo al semaforo e noto che sono, con rammarico, all’ultimo pezzo, leggo gli ingredienti sul retro della bella confezione, in piccolo:

zucchero, il primo che leggo è lo zucchero. Ma come?! Ma la cioccolata fondente non ha altri componenti? MI viene in mente che il primo ingrediente è quello maggiore in termini percentuali.

Sto mangiando zucchero ed ero convinto di farmi del bene.

Ragioniamo per BIAS COGNITIVI ovvero una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. La mappa mentale di una persona presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi.

Quanto c’ho messo per giungere ai miei concetti pre esistenti? Ho 40 anni? E allora ci sono voluti proprio quarant’anni. 40 anni di sforzi, educazione, insegnamenti, dura esperienza insomma per creare una struttura abbastanza forte per stare a questo mondo.

Si, ma non basta, anzi.

Per destrutturare la mia fortezza di certezze (presunte) che distorgono la realtà seppur con legami logici di valore, quanto ci posso mettere? Forse la parte di vita che mi rimane?

Forse si.

Ma ho degli strumenti nuovi. Coscienza e Scienza.

Ora lo so e voglio cambiare per capire. E voglio la conoscenza della filosofia, la tecnologia, le arti e di tutti gli studi scientifici.

Stiamo parlando del funzionamento del mio cervello e di come la struttura mente possa agevolare o impedirne il miglioramento continuo. La psicologia è nata per lo studio della mente e del suo funzionamento ed è un ottimo strumento per effettuare la ricerca per il sostegno delle persone. Lo Psicologo guida con metodo scientifico le indagini per condurre le persone e i gruppi di persone nella trasformazione dei BIAS che confondono rendendo falsamente protetta la nostra vita.

Affidarsi alle auto analisi, alle letture dei libri, alle parole delle tante persone uscite da un percorso di vita difficile aspro e doloroso danno il là per iniziare un percorso. Confondere l’inizio di un cammino di rinnovo con tutta la sua interezza è un BIAS.

Fatica, cambiamento, dolore e forza, rinnovo, energia e volontà. Tempo.

Abbiamo bisogno di tempo. Per affidare la salute della nostro cervello e della mente a chi ha fatto dello studio scientifico dei sofisticati meccanismi dell’area celebrare un lavoro, una missione di vita, un costante impegno.

La differenza tra chi AMA e chi è innamorato.

Voglio essere AMATO e AMARE.

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Lavoro e Ansia, Ansia da Lavoro di Alessandro Zabotto Psicologo

20 febbraio 2019 in Mente Lavoratore

Cosa succede quando si prova ansia? I riflessi del comportamento ansioso possono essere noti nella forme più eclatanti come la sudorazione, le palpitazioni, le vertigini, i capogiri. Tuttavia esistono comportamenti che nel lungo periodo si associano ai tratti tipici della persona come ad esempio la puntualità, l’attenzione verso cose e persone, ritualità nella varie forme e molto altro.  Il Disturbo d’Ansia Generalizzato o DAG presenta eccesso di ansia e preoccupazione per un periodo di almeno 6 mesi (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-5 del 2014) riguardo a una serie di attività in un ambito generalizzato della vita di un individuo. La persona ha difficoltà nel generare controllo per la preoccupazione ansiosa  che di fatto risulta eccessiva rispetto il dato reale: sintomi come l’irrequietezza, la fatica, la mancata concentrazione, la memoria debole, l’irritabilità e la tensione muscolare sono alcune manifestazioni rispetto il DAG.

Con grave danno psico-fisiologico che si ripercuote nella vita lavorativa, professionale e nelle relazioni in genere.

La percezione dell’individuo è  che si tratti di caratteristiche tipiche come risulta dalle esclamazioni “è il mio carattere” oppure “è fatto così”. Si tratta in molti casi di valutazioni superficiali dettate dalla volontà di dare una spiegazione logico razionale attraverso i bias-cognitivi, scorciatoie mentali per rendere la strada della comprensione agevole oppure, in altra chiave, difese per rendere accettabile un dato del reale scomodo. “Ma davvero sono cosi?”

Ci si mette una vita per essere in un DGA e senza saperlo! Carattere? Abitudine? Paura di non essere all’altezza? Si, forse si tratta di paura, quella paura dettata dall’ignoto, il non conosciuto e, forse il male d’oggi, dalla presunzione di sapere senza sapere di esser nell’ignoranza.

Ignoro ergo sum.

Mettiamola sul piano del fare. Lasciamo al sapere il tempo necessario per maturare una soluzione logica e nel frattempo facciamo respirazione. Il fare respirazione ci riappropria della dimensione vitale, quella del primo vagito per urlare al mondo la propria esistenza.

Le tecniche del biofeedback permettono alla persona in DGA (ma non lo sanno) il FARE SALUTE. Mentre mi alleno alla respirazione secondo i parametri dell’HRV respiro facendo riattivare il Sistema Vagale e inducendo migliori parametri vitali a tutto l’organismo.

Fare allenamento di Biofeedback restituisce le tensioni d’ansia manifeste in un fare respiratorio che accompagna la persona a ritmi di salute benefici.

Perchè fare salute è meglio che raccontarla!

FRATTALE

MI sento un FRATTALE di Alessandro Zabotto

 

Feedback

Sincronia

Plasticità

fanno funzionare i nostri singoli neuroni così come il nostro cervello.

Sono le parole della dr.ssa Franca Tecchio mentre espone ad una TEDXCNR pubblicato l’11 novembre del 2016.

E poi FRATTALE. Altra parola che ritorna dalla memoria liceale emergendo potentemente a bussola di nuove direzioni.

Continua la Tecchio chiarendo altri punti della sua presentazione. Quando ci troviamo davanti a sistemi che presentano una stessa struttura e che si ripresenta in diverse sotto-dimensioni, siamo davanti a un frattale, piccoli blocchetti che assomigliano al tutto. Quando un sistema ha queste proprietà, Benoit Mandelbrot studioso dei frattali, si accorse che è possibile misurarne la dimensione, ovvero trovare un numero che lo rappresenta (appunto frattali).

Anche l’attività dei neuroni è frattale; misurando la dimensioni dei neuroni e delle loro reti l’attività che genera ciascuna regione del nostro cervello ha la proprietà di un pattern che ritorna e si replica nel tempo. Questo permette di associare a ciascuna regione un numero che è la sua dimensione frattale.

Mandelbrot Benois si occupò della teoria dei frattali cercando di applicarla anche in campo economico.  Il frattale si può prosaicamente definire come un caos ordinato. Sono figure molto simili e osservandole più da vicino utilizzando un microscopio, si continua a vedere sempre la stessa figura.

Broccoli.

Alberi.

Nuvole.

Sono tutti esempi di frattale. Ad esempio i rami sono simili all’albero intero.

Lo ricordate Snake di Nokia? E’ stato costruito attraverso un processo frattale, una programmazione che si ripete e imita la realtà.

Per poter attivare il meccanismo di adattamento fatto di

  1. Feedback
  2. Sincronia
  3. Plasticità

servono i nostri sensi. Quando il nostro cervello si ammala è come se questi sensi non bastassero più e non non potessimo più raggiungerlo. Stando vicino ad una persona malata sembra che le nostre parole non arrivino più e non è possibile comunicare. E anche nelle esperienze con le persone normali dove vi è grande intesa, è possibile vivere dei momenti in cui non ci si intende, si litiga.

Qual è il suggerimento più idoneo in questi casi? Porsi in ascolto.

Intervenire sulla Salute richiede grandi competenze che vanno ben al di là della parte fisica. La salute organizzativa richiede grandi doti di ascolto di ogni singolo frattale organizzativo.

Anche le organizzazioni che funzionano, dove ci sentiamo a nostro agio sono dei perfetti frattali. Chi è il singolo frattale?

Le persone. Ogni persona sarà parte dell’intera struttura che nel complesso assomiglierà ad ogni singola persona e viceversa.

L’intervento sulle persone e sulle organizzazioni attraverso l’approccio fisio-psicologico con l’integrazione della medicina e della psicologia del lavoro, mira alla costruzione di perfetti frattali.

Benessere per le persone, benessere per le aziende.

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Medicina e Psicologia insieme? di Alessandro Zabotto

7 febbraio 2019 in Mente Lavoratore

Un giorno un imprenditore  mi dice: “Senti ma perchè proprio una MeLa per la vostra iniziativa?”

“La MeLa è un simbolo e il significato etimologico del simbolo è mettere insieme, unire: abbiamo messo insieme due professioni sanitarie per lavorare in sinergia per il benessere delle persone e delle aziende” la mia risposta stimola le sinapsi della curiosità e puntuale arriva l’osservazione “ma Psicologia e Medicina insieme? ”

Rispondo allora dicendo “qual è la definizione di Salute?: la Salute è lo stato di completo benessere fisico, psicologico/mentale e sociale non consistente in un’assenza di malattia e infermità come recita la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità poi ripresa dall’Art. 2 del Dlgs 81/08″

Perplesso l’imprenditore continua “Va bene la Salute fisica, si intende quindi quella delle Persone, insomma la classica visita del medico per intenderci, sulla Salute psicologica va beh, posso tentare di capire del tipo se sto bene con la mia mente, sono equilibrato allora rendo di più; ma la salute Sociale?! Che cosa può centrare la Salute Sociale con la mia azienda?”

Prendo spunto da questo breve episodio per confermare come la percezione del singolo, specie in campo datoriale, sia quello di sottostimare un elemento fondamentale di ogni organizzazione. Sono spesso le organizzazioni datorecentiche ad evidenziare livelli di immaturità nella gestione del capitale umano. La Salute organizzativa passa attraverso tre livelli di analisi:

a. coscienza

b. conoscenza

c. consapevolezza

Prendiamo coscienza dell’esistenza del “problema”: mi interrogo sull’esistenza del livello di salute organizzativa e che anche la mia azienda,il mio gruppo di lavoro potrebbe avere margini di miglioramento importanti.

La curiosità spinge alle domande e alla ricerca: che strumenti ci sono per DARE SALUTE all’organizzazione? Come posso intervenire? In quanto tempo posso pensare di correggere lo standard di Salute in considerazione dei miei obiettivi aziendali? Se lo standard è una camminata sul solito anello da 400 metri su fondo sintetico, come posso prepararmi per una maratona? in altre parole può l’azienda sostenere una crescita e raggiungere più alti obiettivi? Occorre un addestramento specifico per tutta l’Organizzazione valorizzando il Capitale Umano.

Penso e agisco guidato allora da uno stato consapevole, maturo e centrato.

Perchè FARE SALUTE è MEGLIO che RACCONTARLA!