Cuccioli di lupo di Alessandro Zabotto

Nell’Oasi Lipu Castel di Guido non vedevano l’ora che la foto-trappola scattasse un’immagine tanto attesa: quella dei cuccioli di lupo nati all’interno della Riserva naturale statale del Litorale Romano. Una notizia straordinaria, perché nel territorio del comune di Roma la presenza del lupo non si registrava da almeno un secolo.

 

Notizia magnifica per i fasti selvatici della Bella Italia. Lungi dai nefasti ricordi degli anni Settanta quando questo meraviglioso animale rischiava l’estinzione per le logiche guidate da paura e ignoranza. La favola del lupo cattivo, la favola del lupo e dell’agnello, la favola del lupo e del gufo, quella del lupo e i sette caprettini e molte altre, hanno contribuito alla costruzione di miti e leggende che ancora oggi imperversano attraverso saghe diffuse da cinema, tv e molta editoria.

 

Alle porte di Roma, alcune telecamere hanno immortalato delle immagini di cuccioli scorazzanti sotto la guida esperta di mamma lupo. Le regole sociali di questi animali sono note agli etologi, esempio di organizzazione, rispetto per i ruoli, condivisione. Le comunità di questi canidi, sono sopravvissute a secoli di antropizzazione del suolo e al parallelo innesco di quella tradizione superstizioso-popolare da cui ancora alimentiamo il nostro linguaggio: lupus in fabula, fame da lupo, in bocca al lupo, chi si fa pecora il lupo se lo mangia, il lupo perde il pelo ma non il vizio, in veste di pastor lupi rapaci.

 

Rispetto delle regole sociali, dei ruoli all’interno del branco, condivisione del sapere fatto dall’esperienza, protezione della comunità, sviluppo dei giovani cuccioli da parte di tutti gli adulti. L’insegnamento è grande. Le lenti di cui abbiamo bisogno sono quelle dell’umiltà, quella caratteristica che ci permette di metterci in ascolto dell’altro: altro come diverso portatore di conoscenza, di nuova esperienza e crescita, di sviluppo e innovazione. Ogni nostra organizzazione dovrebbe supportare il singolo attraverso l’innesto dei singoli mattoni del muro portante dell’umiltà.

 

Organizzazione è azienda, organizzazione è famiglia. Provate a pensare alle organizzazioni di oggi : conflitti, disagi, pensieri negativi, orgoglio, dolore, rancore, odio, imbarazzo, frustrazione, cattiveria, maldicenza, pregiudizio, risentimento, rabbia, disgusto, tristezza, amarezza, depressione, morte. E’ la lenta morte di ogni singolo elemento di quella organizzazione, asfissiato da comportamenti, pensieri e sentimenti pesanti come granito. E’ un graduale allontanarsi dall’aura illuminante dell’umiltà.

 

Sarebbe fuorviante pensare all’umiltà secondo lo stigma di certa cultura d’oggi: i contorni della superficialità legata alla stupida ingenuità di cui spesso si parla con ironia e sarcasmo, non sono frutti dell’umiltà.

 

Chi sceglie di vivere l’organizzazione con umiltà, sceglie coraggio, intelligenza razionalemotiva, condivisione, crescita del gruppo, raggiungimento degli obiettivi, principio di realtà, coscienza, supporto, bene.

 

Sceglie di essere consapevole.

 

Come ha scritto l’amico e scrittore Enrico Cerni, di cui mi pregio di inserire le sue righe illuminanti “Nella parola con-sapevolezza, si insinua il ricordo del sapere, che è insieme sapienza e sapore, cioè gusto. Ma alla sapienza e al sapore si antepone quella particella con-, intrigante, come se potessimo essere consapevoli solo entrando in relazione con altri o altre cose. Come se a generare consapevolezza fosse il rapporto, e in assenza di questo restasse solo il sapere. Solo la conoscenza. Che non è poco, ma è, appunto, solo questa”.

 

Diventare Lupi organizzativi significa mettere in pratica Umiltà e Consapevolezza, essere umili per giungere insieme verso gli obiettivi aziendali, verso la salute della famiglia e il benessere collettivo.